Emilia Pérez (2024), diretto dal regista francese Jacques Audiard, si configura come un’opera audace che mescola generi e linguaggi, sfidando le convenzioni del cinema contemporaneo. Il film segue la vicenda di Rita Mora Castro (Zoe Saldana), un’avvocata disillusa di Città del Messico, coinvolta nel piano del boss narcotrafficante Juan “Manitas” Del Monte (Karla Sofía Gascón) per sottoporsi a una transizione di genere e ricominciare una nuova vita come donna, sotto il nome di Emilia Pérez.

La trama si sviluppa attraverso colpi di scena, tensioni familiari e una profonda esplorazione dei temi dell’identità, del rimorso e della redenzione, culminando in un epilogo tragico che intreccia dramma personale e critica sociale.

Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2024, il film ha ottenuto il Premio della Giuria e il Premio per la Miglior Interpretazione Femminile collettivo alle quattro protagoniste, dando il via a un percorso trionfale nei principali premi cinematografici internazionali.

Regia e sceneggiatura

Jacques Audiard, già noto per capolavori come Il profeta (2009) e Dheepan (2015), conferma la sua capacità di fondere generi e innovare il linguaggio cinematografico. Emilia Pérez è strutturato in quattro atti, con un ritmo narrativo che alterna momenti lirici a sequenze violente, riflettendo la dualità dei personaggi.

La sceneggiatura, scritta in collaborazione con Thomas Bidegain e Léa Mysius, si ispira al libretto teatrale tratto dal romanzo Écoute di Boris Razon, mantenendo un tono epico e quasi operistico.

Musica e coreografie

Le canzoni originali, composte da Clément Ducol, non sono meri intermezzi, ma veri e propri motori narrativi. Brani come El Mal e Mi Camino scandiscono le svolte drammatiche, mentre le coreografie di Damien Jalet esaltano il contrasto tra eleganza e brutalità. Il musical diventa così uno strumento per esplorare l’interiorità dei personaggi, come nella controversa scena della vaginoplastia, dove l’intervento medico viene trasformato in un numero surreale e grottesco.

Fotografia e design

La fotografia di Paul Guilhaume utilizza una palette cromatica contrastante: toni freddi per le sequenze legate al crimine e colori caldi per i momenti di intimità. Le scenografie, ispirate al barocco messicano, creano un ambiente iperrealista, mentre i costumi di Virginie Montel enfatizzano la trasformazione di Manitas/Emilia, passando da abiti maschili austeri a vestiti femminili sgargianti.

Rappresentazione della transizione di genere

La scelta di far interpretare entrambi i ruoli (Manitas ed Emilia) a Karla Sofía Gascón, attrice transgender, ha suscitato reazioni contrastanti. Se da un lato la sua interpretazione è stata elogiata per intensità e autenticità, dall’altro alcuni critici hanno accusato il film di banalizzare la transizione, riducendola a un espediente narrativo.

La scena della vaginoplastia, in particolare, ha diviso l’opinione pubblica: alcuni l’hanno considerata una rappresentazione irrispettosa, mentre altri vi hanno visto una potente metafora della rinascita.

Stereotipi culturali e appropriazione

Il film è stato criticato per la rappresentazione stereotipata del Messico, descritto come un paese dominato da narcos e corruzione, senza un adeguato approfondimento delle sue complessità sociali.

La decisione di Audiard di girare in spagnolo con un cast internazionale (che include Selena Gomez e la stessa Gascón) ha sollevato dubbi sull’autenticità etnica del progetto. Il regista ha difeso la sua scelta definendola una “visione poetica”, ma alcune organizzazioni messicane hanno contestato la mancanza di voci locali.

Polemiche sul casting

Nonostante il trionfo ai festival, la nomination agli Oscar di Karla Sofía Gascón ha acceso un dibattito sull’inclusività a Hollywood.

Se da un lato la sua candidatura rappresenta un passo storico, dall’altro ha evidenziato le carenze dell’industria nel garantire agli attori transgender ruoli che vadano oltre la loro identità di genere. Gascón stessa ha dichiarato:

“Questa nomination non è solo mia, ma di tutte le persone trans che lottano per essere visibili.”


Trionfo ai premi e candidature agli Oscar 2025

Emilia Pérez ha dominato la stagione dei premi con risultati straordinari:

  • 4 Golden Globe, tra cui Miglior Film Commedia/Musicale e Miglior Canzone (El Mal)
  • 5 European Film Awards, tra cui Miglior Film e Miglior Attrice (Gascón)
  • 13 nomination agli Oscar, record per un film non in lingua inglese

⭐ Aggiornamento: Risultati Oscar 2025

Nonostante le 13 nomination (record per un film non in lingua inglese), Emilia Pérez ha portato a casa solo 2 Oscar alla cerimonia del marzo 2025, deludendo le aspettative di molti:

  • 🏆 Miglior Attrice Non Protagonista – Zoe Saldaña
  • 🏆 Miglior Canzone Originale – “El Mal”

Il film ha perso nelle categorie principali, incluse Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attrice (dove Karla Sofía Gascón era candidata). La serata ha visto Anora di Sean Baker trionfare come Miglior Film, mentre The Brutalist ha dominato le categorie tecniche.

Il risultato ha generato dibattito: alcuni critici hanno parlato di “backlash” dovuto alle polemiche che hanno circondato il film (rappresentazione del Messico, vecchi tweet di Gascón riemersi durante la campagna Oscar), mentre altri hanno semplicemente attribuito la sconfitta a un’annata particolarmente competitiva.


Focus su Karla Sofía Gascón: tra arte e attivismo

Nata a Madrid nel 1972, Gascón ha iniziato la carriera nelle telenovelas messicane prima di iniziare la transizione all’età di 46 anni.

La sua autobiografia Karsia (2018) racconta le sfide personali e professionali che l’hanno portata al ruolo di Emilia Pérez. Per prepararsi al film, ha studiato il linguaggio corporeo dei narcotrafficanti e ha lavorato con consulenti transgender, dichiarando:

“Emilia non è un mostro né una santa, è una donna che cerca la verità.”

La sua candidatura agli Oscar assume un significato politico rilevante, in un contesto in cui negli Stati Uniti le leggi anti-trans sono in aumento. Tuttavia, alcuni attivisti hanno criticato il film per aver dipinto la transizione come una fuga dalla colpa, rischiando di ridurre l’esperienza transgender a una narrazione di redenzione.


Conclusioni: un film divisivo ma necessario

Emilia Pérez è un’opera coraggiosa che mescola generi e solleva questioni scomode. Se da un lato le critiche su stereotipi e rappresentazione sono fondate, dall’altro il film ha il merito di portare tematiche marginali al centro del dibattito mainstream.

Nonostante il risultato agli Oscar inferiore alle aspettative, Emilia Pérez resterà nella storia come il film che ha portato la prima donna transgender candidata come Miglior Attrice agli Oscar, aprendo la strada a nuove voci nel cinema globale.