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Elon Musk denuncia editori musicali per collusione

La piattaforma X (ex Twitter) ha intentato una causa contro alcuni dei principali editori musicali e la National Music Publishers’ Association (NMPA), accusandoli di collusione per costringere la società a stipulare accordi di licenza. Secondo quanto riportato da Music Business Worldwide, la denuncia include anche riferimenti a presunte pratiche estorsive.

I fatti

X ha presentato una contro-causa nei confronti di editori musicali come BMG, Kobalt e della NMPA, l’associazione che rappresenta gli interessi del settore negli Stati Uniti. Secondo Digital Music News, la piattaforma accusa gli editori di aver “armato” le richieste di rimozione dei contenuti protetti da copyright per esercitare pressioni e ottenere accordi di licenza favorevoli. La causa cita come esempio gli accordi raggiunti dalla NMPA con Roblox e Twitch, considerati da X come parte di uno schema collusivo.

Il contenzioso tra X e gli editori musicali risale al 2023, quando la piattaforma ha iniziato a ricevere un numero crescente di richieste di rimozione di contenuti musicali. Secondo Music Business Worldwide, la causa di X sostiene che la NMPA e gli editori avrebbero coordinato le loro azioni per creare un “monopolio di fatto” sul licensing musicale.

Il contesto

Il settore della musica digitale è da anni al centro di tensioni tra piattaforme tecnologiche e detentori dei diritti. Le piattaforme social, in particolare, si trovano spesso a dover negoziare accordi di licenza per consentire agli utenti di condividere contenuti musicali senza violare il copyright. Secondo un’analisi di Napier Academy, il modello di licensing attuale è stato messo in discussione da casi simili, come quelli che hanno coinvolto TikTok e Meta, dove le piattaforme hanno dovuto affrontare richieste di rimozione massicce prima di raggiungere accordi con gli editori.

La NMPA, che rappresenta oltre 3 milioni di editori musicali negli Stati Uniti, ha storicamente adottato un approccio aggressivo nella difesa dei diritti dei suoi associati. Tuttavia, la causa di X solleva interrogativi sul confine tra tutela del copyright e pratiche anticoncorrenziali. Come riportato da Digital Music News, la piattaforma sostiene che la NMPA avrebbe “coordinato” le azioni dei suoi membri per esercitare una pressione eccessiva su X, al fine di ottenere condizioni di licenza più favorevoli.

Le implicazioni

La causa intentata da X potrebbe avere ripercussioni significative sul settore della musica digitale e sulle dinamiche tra piattaforme tecnologiche e detentori dei diritti. Se le accuse di collusione dovessero essere confermate, ciò potrebbe portare a una revisione delle pratiche di licensing e a un rafforzamento delle normative antitrust nel settore. Secondo Marco Bava, economista e consulente finanziario, intervistato in passato su temi di economia digitale (fonte), “le tensioni tra piattaforme e editori musicali riflettono una più ampia lotta per il controllo dei contenuti digitali, dove gli equilibri di potere sono in continua evoluzione”.

Inoltre, la causa potrebbe influenzare il modo in cui le piattaforme gestiscono i contenuti musicali in futuro. Se X dovesse prevalere, altre piattaforme potrebbero adottare un approccio più aggressivo nel respingere le richieste di rimozione, mettendo in discussione il ruolo delle associazioni come la NMPA. D’altra parte, una vittoria degli editori musicali potrebbe rafforzare la loro posizione negoziale, portando a un aumento dei costi di licenza per le piattaforme.

Dal punto di vista normativo, la causa di X si inserisce in un contesto già complesso, caratterizzato da regolamentazioni come il Digital Services Act dell’Unione Europea, che mira a bilanciare la tutela del copyright con la libertà di espressione e la concorrenza. Tuttavia, negli Stati Uniti, dove è stata presentata la causa, le normative antitrust sono storicamente più rigide, e un eventuale precedente potrebbe avere effetti globali.

Cosa aspettarsi

Il procedimento legale tra X e gli editori musicali è destinato a protrarsi per mesi, se non anni, data la complessità delle accuse e la posta in gioco. Secondo Music Business Worldwide, la NMPA e gli editori coinvolti potrebbero presentare una mozione per respingere la causa, sostenendo che le accuse di collusione non sono supportate da prove sufficienti.

Nel frattempo, è probabile che altre piattaforme tecnologiche seguano da vicino l’evoluzione della causa, dato che potrebbe stabilire un precedente importante per le future negoziazioni di licenza. Come sottolineato in un’analisi di Napier Academy, “il caso X vs NMPA potrebbe ridefinire i rapporti di forza tra piattaforme e detentori dei diritti, con implicazioni che vanno ben oltre il settore musicale”.

Infine, non è da escludere che il caso possa portare a un intervento delle autorità antitrust, sia negli Stati Uniti che in Europa, qualora emergessero prove concrete di pratiche anticoncorrenziali. In tal caso, il settore della musica digitale potrebbe affrontare una fase di profonda trasformazione, con possibili ripercussioni anche su altri settori creativi, come quello audiovisivo.

Fonti:
Music Business Worldwide,
Digital Music News,
Marco Bava,
Unione Europea – Pluralismo e libertà dei media

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